L’INCOGNITA SICILIANA
10 Novembre 2009

Una premessa è d’obbligo: quando si commentano le vicende interne a un partito diverso dal proprio, specie se si tratta del più grande partito italiano, occorre sempre rispetto per le diverse posizioni che hanno originato scelte ormai di rilievo istituzionale. Per questa ragione non entrerò nel merito delle questioni di natura interna che hanno portato alla scissione, all’Assemblea regionale siciliana, del gruppo parlamentare del Popolo delle Libertà, e mi limiterò a offrire a chi legge alcune considerazioni di ordine politico sugli effetti che le vicende di questi giorni potrebbero determinare.
Non v’è dubbio che la nascita di un gruppo, non ancora movimento, che rivendica l’autonomia statutaria della Sicilia e che dichiaratamente opera in funzione del rafforzamento del governo Lombardo, debba essere valutata positivamente da chi, nell’ormai lontano 2005, ha promosso la nascita di Alleanza Siciliana proprio in conseguenza di una lunga e articolata battaglia interna (durata sei anni) per la regionalizzazione di Alleanza Nazionale. In questi giorni, nel mese di novembre, ricorreranno infatti i dieci anni dalla costituzione di “Orgoglio e Futuro”, il movimento interno al partito di Fini che, su mia iniziativa e con il consenso di centinaia di amici, fu il primo vagito di autonomia regionale all’interno dei partiti tradizionali. E mi fa piacere constatare oggi che quella intuizione politica, avversata anche da tanti che oggi si riconoscono nel gruppo parlamentare del Pdl-Sicilia, possa a distanza di dieci anni tornare ad essere di piena attualità politica.
Tuttavia, se con la scelta di Gianfranco Miccichè si consuma forse il primo passo di un disegno politico più ampio che potrebbe portare alla formazione di una coalizione autonomista nell’Isola, va peraltro osservato che l’eterogeneità delle diverse posizioni che oggi si riconoscono in questo progetto sicilianista non fanno ancora presagire se e quale sarà l’epilogo di questo percorso.
La questione, posta in questi termini, diventa assai più interessante: siamo di fronte all’embrione di un progetto politico di ampio respiro che, partendo dalla Sicilia, potrà diventare contaminante nelle altre regioni del Sud o di tutto il Paese, svolgendo l’idea per la quale nell’era del federalismo il valore delle autonomie è il punto più avanzato di riflessione attorno alla quale far nascere un nuovo partito? Ovvero, l’iniziativa assunta da alcuni deputati regionali è solo limitata alla volontà di conquistare spazi nel partito dal quale si sono dissociati per ragioni di organigramma?
E quali conseguenze potrà avere sul governo Lombardo la scelta dirompente di questi giorni? Determinerà l’uscita dalla maggioranza dei deputati “lealisti” anti-Miccichè e l’inevitabile ricorso alle elezioni anticipate? O la loro eventuale uscita verrà “compensata” da quella parte del Partito democratico, da tempo attenta alle scelte di questo Governo regionale, e quindi disposta al varo di una maggioranza “milazziana” di ispirazione autonomista?
Ecco, attorno a queste diverse questioni si orienterà l’attenzione dei prossimi mesi, nei quali, peraltro, si misurerà – per ragioni del tutto diverse – anche la tenuta del governo nazionale. Se ci si orienterà per la volontà di promuovere la costituzione di un ampio rassemblemant che voglia raggiungere l’obiettivo di limitare l’enorme peso politico assunto dalla Lega Nord nell’ambito del centrodestra e di azzerare il potenziale distruttivo del bipolarismo prodotto dalla nuova alleanza Casini-Rutelli, molto probabilmente la pagina che si è scritta nei giorni scorsi sarà destinata a trovare un peso e un ruolo nella nuova fase politica che si aprirà nel 2010. In caso contrario, avremo soltanto assistito alla versione in chiave moderna degli scontri mai sopiti all’interno dei grandi partiti centristi, dilaniati dalle logiche di corrente. E questo al popolo interessa molto poco, anzi per nulla.
Nello Musumeci
“Sicilia Oggi” – 7 novembre 2009








