Scopri i tre gesti inconsci che allontanano le persone. Gli esperti spiegano come il linguaggio del corpo influenza la tua attrattività sociale e come rimediare.
Spesso ci chiediamo come mai, nonostante il desiderio di socializzare, le persone intorno a noi sembrino mantenere una certa distanza. La risposta, secondo gli esperti di comunicazione non verbale, risiede raramente in ciò che diciamo, ma quasi sempre in ciò che il nostro corpo comunica senza che ce ne rendiamo conto. Esistono infatti dei segnali specifici, definiti “gesti respingenti”, che creano una barriera invisibile tra noi e il mondo esterno, comunicando chiusura, ostilità o scarsa disponibilità al dialogo.
Il gesto più comune e immediato che segnala una chiusura è quello delle braccia incrociate sul petto. Anche se spesso lo facciamo per comodità o perché sentiamo freddo, a livello inconscio questo segnale viene percepito come un meccanismo di difesa. È come se stessimo posizionando uno scudo tra il nostro cuore e l’interlocutore. Gli esperti spiegano che questa postura riduce drasticamente le probabilità che un estraneo si avvicini per iniziare una conversazione, poiché trasmette l’idea di una persona non interessata allo scambio o, peggio, giudicante.
Nell’era moderna, lo schermo del telefono è diventato la principale “coperta di Linus” nelle situazioni sociali imbarazzanti. Tuttavia, tenere la testa bassa e gli occhi incollati al display è il segnale respingente per eccellenza. Quando siamo assorti nel digitale, inviamo un messaggio chiaro: “Sono occupato, non disturbarmi“. Questo comportamento annulla il contatto visivo, che è la base fondamentale dell’empatia e della connessione umana. Se nessuno si avvicina a te durante un evento o in un luogo pubblico, probabilmente è perché il tuo corpo sta dichiarando che sei già altrove.
Un altro fattore determinante è la gestione dello spazio e del volto. Spalle ricurve, sguardo rivolto al pavimento e un’espressione troppo seria o cupa creano un’aura di inaccessibilità. Il cervello umano è programmato per cercare segnali di sicurezza negli altri; un viso contratto o una postura che tende a rimpicciolire la figura vengono interpretati come segnali di malessere o di scarsa apertura verso l’altro. Al contrario, mantenere una posizione eretta e un’espressione distesa agisce come un invito silenzioso.
Per cambiare la percezione che gli altri hanno di noi, il primo passo è la consapevolezza. Imparare a monitorare i propri movimenti e a sciogliere queste tensioni muscolari può trasformare radicalmente la nostra vita sociale. Aprirsi agli altri non significa solo parlare, ma permettere al proprio corpo di accogliere la presenza altrui con naturalezza e calore, eliminando finalmente quegli automatismi che ci rendono, involontariamente, invisibili o peggio, respingenti.