La legge ti obbliga alla pulizia delle scale in condominio: ecco quando non puoi tirarti indietro

Anche per quanto riguarda la pulizia delle scale in condominio la legge parla chiaro: in questi casi nessuno si potrà tirare indietro e dovrà pulirle per forza.

Succede spesso così. Un foglio affisso nell’androne, un messaggio nel gruppo WhatsApp del palazzo, una frase detta sulle scale con tono deciso: “Questo mese tocca a te”. In molti condomìni italiani esiste una regola non scritta, tramandata negli anni, che sembra intoccabile. Si è sempre fatto così. Nessuno discute. O quasi.

donna con prodotti per la pulizia delle scale
La legge ti obbliga alla pulizia delle scale in condominio: ecco quando non puoi tirarti indietro Nellomusumeci.it

Ma cosa accade quando qualcuno prova a sottrarsi? Quando un proprietario fa notare che forse quell’obbligo non è poi così automatico? È qui che il “si è sempre fatto così” incontra il diritto.

Pulizia scale in condominio: ecco che cosa dice la legge al riguardo e cosa bisogna sapere

Arriviamo al punto che cambia prospettiva. Le scale rientrano tra le parti comuni dell’edificio. Lo stabilisce chiaramente l’articolo 1117 del Codice Civile, che include le scale tra i beni comuni salvo diversa previsione nel regolamento. Questo significa una cosa precisa: tutti devono contribuire alle spese per mantenerle pulite e sicure, anche chi le utilizza poco.

L’obbligo, però, è economico. Non personale. In altre parole:

  • Pagare la propria quota è un dovere.
  • Pulire materialmente con scopa e secchio non può essere imposto.

Molti restano sorpresi, perché in diversi stabili esistono turni “obbligatori” di pulizia. Eppure la giurisprudenza – anche della Corte di Cassazione – ha chiarito che l’assemblea non può trasformare i condomini in addetti alle pulizie contro la loro volontà. Un conto è deliberare una spesa comune. Un altro è imporre una prestazione personale gratuita non prevista dalla legge.

donna che pulisce scale
Pulizia scale in condominio: ecco che cosa dice la legge al riguardo e cosa bisogna sapere Nellomusumeci.it

La ripartizione non dipende dall’umore dell’assemblea. In linea generale, le spese per le parti comuni seguono i millesimi di proprietà, cioè la quota che rappresenta il valore del singolo appartamento rispetto all’intero edificio.

Esiste però un’eccezione prevista dall’articolo 1123 del Codice Civile: alcune spese possono essere distribuite in base all’uso. Nel caso delle scale, il criterio dell’uso viene spesso richiamato, perché chi abita ai piani alti tende a utilizzarle di più. Ma anche questa modalità deve essere deliberata correttamente e risultare coerente con regolamento e normativa. I due criteri più comuni sono:

  • Riparto per millesimi, se così stabilito.
  • Riparto in base all’uso, quando applicabile e deliberato in modo valido.**

Ciò che conta è la legittimità della decisione, non la tradizione del palazzo. Può accadere che qualcuno si offra di pulire in cambio della riduzione della propria quota. Attenzione però: se l’attività diventa stabile e organizzata, non può essere gestita in modo informale. Servono condizioni precise, come un rapporto regolare e retribuito, nel rispetto delle norme sul lavoro e delle eventuali abilitazioni richieste. Una delibera che imponga lavoro gratuito o affidi l’incarico senza regolarità può essere contestabile.

Nella pratica, le strade più lineari sono due:

  • Affidare la pulizia a un’impresa esterna, con contratto e compenso.
  • Organizzare eventuali turni solo su base volontaria, senza imposizioni.

Il regolamento condominiale dovrebbe stabilire frequenza, standard e criteri di riparto. L’amministratore ha il compito di applicare le delibere e prevenire conflitti. Se vi trovate davanti a un ultimatum del tipo “o pulisci o paghi”, ricordate la distinzione fondamentale: le spese sì, la prestazione personale no. La legge chiede di contribuire alla cura dello stabile. Non di trasformare il sabato mattina in un turno di pulizie forzato. E già questo, per molti, è un sollievo inaspettato.

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