Nel 1992 usciva il primo smartphone della storia: era touch screen e pesava 500 grammi

Nel 1992 nasceva il primo smartphone della storia: touchscreen, 500 grammi di peso e funzioni rivoluzionarie. Ecco perché l’IBM Simon era troppo avanti per il suo tempo.

Oggi li usiamo per tutto: lavorare, pagare, navigare, fotografare, giocare, comunicare in tempo reale con qualsiasi parte del mondo. Con un semplice tocco possiamo prenotare un volo, gestire il conto corrente, partecipare a una riunione, guardare un film in streaming o controllare la nostra casa a distanza. Sono sottili, leggerissimi e incredibilmente potenti, veri e propri computer tascabili capaci di concentrare in pochi millimetri di spessore una potenza di calcolo che un tempo occupava intere scrivanie.

una mano tiene un IBM Simon Personal Communicator primo smartphone della storia
Nel 1992 usciva il primo smartphone della storia: era touch screen e pesava 500 grammi (NelloMusumeci.it)

Li diamo per scontati, quasi fossero sempre esistiti. Li infiliamo in tasca senza pensarci, li appoggiamo sul comodino, li consultiamo decine – a volte centinaia – di volte al giorno. Sono diventati un’estensione naturale delle nostre mani, un ponte costante tra vita reale e digitale.

Eppure c’è stato un momento in cui tutto questo non era affatto scontato. Un’epoca in cui l’idea di uno schermo da toccare con le dita sembrava futuristica, in cui inviare un’email da un telefono pareva fantascienza, e in cui la parola “app” non significava assolutamente nulla. Un tempo in cui il concetto stesso di dispositivo intelligente concentrato in un unico oggetto era poco più di una visione audace, quasi utopica.

Il debutto che passò quasi inosservato

All’inizio degli anni ’90 il mondo era molto diverso. Internet non era ancora entrato nelle case, pochi possedevano un computer personale e il telefono serviva quasi esclusivamente per chiamare. Eppure, proprio in quel contesto apparentemente acerbo, qualcuno stava già immaginando un dispositivo capace di andare oltre.

dettaglio di un IBM Simon Personal Communicator
Il debutto che passò quasi inosservato (NelloMusumeci.it)

Un oggetto pesante mezzo chilo, con uno schermo che si toccava con un pennino e funzioni che per l’epoca sembravano uscite da un film di fantascienza. Poteva gestire appuntamenti, archiviare contatti, prendere appunti digitali. E addirittura inviare email, quando la posta elettronica era ancora un privilegio per pochissimi.

Un’idea rivoluzionaria. Forse troppo. Fu presentato nel 1992 durante il COMDEX, una delle fiere tecnologiche più importanti dell’epoca. Solo due anni dopo arrivò sul mercato, con un prezzo che faceva tremare i polsi: circa 1.500 dollari. Una cifra enorme per quei tempi.

Pesava 500 grammi, montava un display monocromatico da 4,5 pollici e offriva caratteristiche che oggi farebbero sorridere ma che allora erano straordinarie: 1 MB di RAM, 1 MB di memoria interna e un processore da 16 MHz. Numeri minuscoli rispetto agli standard attuali, ma pionieristici in un’era in cui il concetto stesso di “telefono intelligente” non esisteva ancora.

Eppure, nonostante l’innovazione, il pubblico non era pronto. Troppo costoso, troppo ingombrante, troppo in anticipo sui tempi. Le vendite si fermarono a circa 50.000 unità prima del ritiro dal mercato nel 1995.

Era l’antenato di tutto: il primo vero smartphone

Solo a metà degli anni 2000 il mondo avrebbe capito davvero quella visione, quando nel 2007 sarebbe arrivato l’iPhone, destinato a cambiare per sempre il concetto di telefono. Ma ben tredici anni prima, nel 1992, il primo vero smartphone della storia aveva già fatto la sua comparsa: si chiamava IBM Simon.

video di presentazione del primo smartphone della storia
Era l’antenato di tutto: il primo vero smartphone (NelloMusumeci.it)

Prodotto da IBM, questo dispositivo fu il primo a unire funzioni telefoniche e strumenti digitali avanzati in un unico apparecchio touchscreen. Un esperimento coraggioso, che aprì la strada a tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

Oggi è considerato un pezzo di storia della tecnologia. All’epoca, però, fu semplicemente un’idea troppo avanti rispetto al mondo che avrebbe dovuto accoglierla.

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