Niscemi, 16 alloggi per gli sfollati: Schifani torna sul posto e accelera su contributi e fondo da 558 milioni

Frana a Niscemi, 16 alloggi Iacp per gli sfollati e fondo straordinario da 558 milioni. Per Schifani priorità alla sicurezza e ai contributi.

Sedici alloggi per dare una risposta immediata alle famiglie costrette a lasciare casa. È il primo segnale concreto arrivato dalla Regione Siciliana dopo la frana che ha colpito il centro di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, provocando 1.540 sfollati e una ferita profonda nel tessuto urbano e sociale del comune.

Arrivano le prime abitazioni per gli sfollati di Niscemi
Niscemi, 16 alloggi per gli sfollati: Schifani torna sul posto e accelera su contributi e fondo da 558 milioni – nellomusumeci.it

L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente della Regione, Renato Schifani, durante un nuovo sopralluogo nel territorio colpito. Un ritorno che non è stato soltanto simbolico. Schifani ha incontrato il sindaco Massimo Conti, nominato soggetto attuatore degli interventi in favore della popolazione danneggiata, per coordinare le azioni già avviate e quelle da mettere in campo nei prossimi giorni.

All’incontro erano presenti anche il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, il coordinatore dei danni causati dal maltempo Duilio Alongi, rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’esercito e della Protezione civile nazionale. Una cabina di regia ampia, perché l’emergenza lo richiede.

«Oggi avrei dovuto essere alla Bit di Milano, ma ho ritenuto più importante essere qui, accanto alla gente di Niscemi», ha dichiarato Schifani. Parole che puntano a sottolineare una priorità: prima la sicurezza e l’assistenza, poi il resto. «Siamo venuti non solo per stare vicini alla cittadinanza e alle istituzioni, ma anche per dare attuazione al mio provvedimento», ha aggiunto.

Alloggi Iacp e contributi ai nuclei familiari

I sedici alloggi messi a disposizione sono di proprietà dello Iacp di Caltanissetta. Saranno assegnati dal sindaco e distribuiti tra diversi comuni: tre a Niscemi (consegna prevista entro quindici giorni), sei a Gela, quattro a Mazzarino e tre a Butera, con tempi stimati fino a trenta giorni. Prima dell’ingresso degli sfollati verranno completati interventi di adeguamento.

È una soluzione parziale, inevitabilmente. I numeri raccontano una dimensione ben più ampia: quasi 500 nuclei familiari attendono un contributo. «Contiamo nei prossimi due o tre giorni di erogare il sostegno», ha spiegato il sindaco Conti, che ha chiarito anche un punto importante davanti alla commissione Ambiente della Camera: «Non c’erano insediamenti abusivi». Un passaggio non secondario, in un Paese dove spesso le emergenze si intrecciano con zone grigie urbanistiche.

La fascia più vicina al fronte della frana, i primi 50 metri, non potrà più essere abitata. È una constatazione dura, ma necessaria. Intanto è in corso il censimento di circa 34 attività produttive e quello degli immobili in locazione o in vendita, per valutare eventuali contributi destinati alle abitazioni.

Fondo da 558 milioni e messa in sicurezza del territorio

L’emergenza non riguarda solo le case. La Regione Siciliana ha istituito un fondo straordinario da 558 milioni di euro per affrontare le conseguenze della frana di Niscemi e del ciclone Harry. Di questi, 93 milioni erano già stati stanziati e saranno destinati alla messa in sicurezza del territorio.

Qui si gioca la partita più complessa: non soltanto gestire l’immediato, ma prevenire il ripetersi di scenari simili. Le frane non sono mai eventi isolati. Sono il risultato di fragilità strutturali, di equilibri precari tra territorio e urbanizzazione, di cambiamenti climatici che amplificano eventi meteorologici estremi.

Per Niscemi si apre ora una fase doppia: assistenza e ricostruzione. Da una parte gli alloggi temporanei, i contributi, il sostegno economico. Dall’altra la necessità di ripensare porzioni di territorio che, come ha ammesso lo stesso sindaco, non potranno più tornare com’erano. La differenza la farà la velocità, ma soprattutto la capacità di trasformare un’emergenza in un punto di svolta.

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