Nuovi minimi retributivi 2026 per colf e badanti: ecco quanto aumentano gli stipendi e l’impatto concreto sulle tasche delle famiglie italiane

Gestire l’assistenza domiciliare o la pulizia della casa diventa più oneroso per le famiglie italiane. Con l’aggiornamento dei minimi retributivi basato sulla variazione del costo della vita, le buste paga di colf, badanti e babysitter subiscono un ritocco verso l’alto. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un adeguamento automatico previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) che impatta direttamente sul budget mensile dei datori di lavoro domestico.
Perché lo stipendio aumenta proprio ora?
L’adeguamento salariale è legato all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Ogni anno, le parti sociali si riuniscono per definire le nuove tabelle basandosi sull’inflazione dell’anno precedente. Anche se l’impennata dei prezzi sembra aver rallentato rispetto al passato, il meccanismo di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori domestici fa sì che ogni minima variazione si traduca in un aumento della paga oraria o mensile.
Per le famiglie, questo significa dover ricalcolare non solo lo stipendio netto, ma anche i contributi previdenziali e la quota di TFR che matura mensilmente.
I nuovi importi: chi paga di più?

L’aumento non è identico per tutti, ma varia in base al livello di inquadramento e alle mansioni svolte.
- Badanti conviventi (Livello CS o DS): Sono i profili che registrano l’impatto più evidente in termini assoluti, dato che il calcolo si applica su base mensile fissa.
- Colf a ore (Livello A o B): In questo caso l’adeguamento tocca la paga oraria minima. Anche pochi centesimi di differenza, moltiplicati per le ore settimanali, possono generare un rincaro sensibile a fine mese.
- Indennità di vitto e alloggio: Anche le quote sostitutive per chi vive in casa con il datore di lavoro sono state aggiornate, aumentando ulteriormente il costo complessivo della prestazione.
Come mettersi in regola per evitare sanzioni
Molte famiglie si chiedono se sia possibile posticipare l’aumento. La risposta è no: i nuovi minimi decorrono solitamente dal 1° gennaio di ogni anno e devono essere applicati immediatamente nella prima busta paga utile.
Ignorare l’aggiornamento espone il datore di lavoro al rischio di vertenze sindacali o a richieste di arretrati che, sommati nel tempo, possono diventare cifre importanti. Il consiglio è di consultare le tabelle ufficiali aggiornate o affidarsi a un consulente del lavoro per evitare errori nel calcolo dei contributi INPS, che seguono a ruota l’andamento delle retribuzioni.





